giovedì 29 ottobre 2009

Basilicata food & wine, l'enogastronomia lucana in fiera a Tito Scalo.


Basilicata food & wine è il salone enogastronomico in programma il 17 novembre 2009 a Tito Scalo (PZ). L’evento è organizzato dall’Unione regionale cuochi lucani (Urcl) presso l’Ente Fiera di Basilicata su un’area di 1000 mq. L’obiettivo è di valorizzare le produzioni agricole lucane ricche di gustosissime proposte enogastronomiche.
L'evento è rivolto agli operatori della ristorazione (barman, ristorazione scolastica, ospedaliera e commerciale come tavole calde, fast food, ristoranti, pizzerie, cuochi, addetti al catering, gelaterie e gastronomie), Basilicata food & wine si propone da un lato di promuovere il ricco paniere di prodotti tipici regionali come il pane di Matera IGP, la melanzana rossa di Rotonda DOP, i fagioli di Sarconi IGP, i peperoni cruschi di Senise IGP, la salsiccia lucanica... e dall’altro le tecniche culinarie che esaltano la genuinità dei piatti.
Sarà possibile ammirare l’esibizione degli chef della Nazionale italiana cuochi che si esibiranno su un palco collegato con maxi schermo. Si potrà curiosare tra le vetrinette dove i produttori esporranno il meglio delle proprie produzioni agroalimentari, per poi degustare cocktail preparati con liquori, rosoli e con le quattro Doc lucane (Aglianico del Vulture, Matera doc, Terre Alta Val D’Agri e Grottino di Roccanova). E’ l’occasione giusta per conoscere i nuovi prodotti e specialità delle aziende lucane, ma anche per far apprezzare alla stampa specializzata le bontà culinarie di una terra che ha tanto da offrire agli amanti del gusto.

martedì 27 ottobre 2009

Guida vini e veleni. Pesticidi, erbicidi e solfiti in quali quantità?


E' tempo di guide nel mondo dell'enologia, un continuo susseguirsi di nomi, di premi a stelle, chioccioline, grappoli, bicchieri, bottiglie e damigiane. Tutte le guide propongono dei vini e delle aziende che nel più dei casi non trovano riscontro nelle guide "concorrenti", prova tangibile della soggettività del parametro valutativo.
Critiche e polemiche di ogni sorta accompagnano ognuna di queste guide, sia italiane che straniere, "perchè non c'è quel vino", "ma come fà a starci quell'azienda", alludendo in alcuni casi anche a valutazioni non proprio imparziali... e magari a pensar male si fà peccato, ma molto spesso ci si azzecca...
L'altro ieri l'annuncio del presidente di Slow food italia, Roberto Burdese "la nuova guida vini che vedrà la luce nel 2010 non conterrà punteggi ma grande spazio ai territori e alla storia delle aziende da cui nascono i vini". Mah...magari potrò farmi un'idea su un'azienda vinicola, ma se la stessa produce una diversa gamma di prodotti come faccio a scegliere? Devo comprarli tutti?
A questo punto mi sento di fare una proposta a tutti i guidaioli per una guida veramente diversa.
Perchè oltre alle consuete valutazioni qualitative (ma soggettive) del prodotto non affiancare un parametro inconfutabile e di grande interesse per i consumatori come la quantità residua di solforosa e vari residui nocivi alla salute dovuti ai trattamenti anticrittogrammici? Penso che se ne vedrebbero delle belle e i consumatori potrebbero fare una valutazione complessiva mediando tra la qualità indicata dal punteggio conferito dal valutatore, e i parametri di salubrità o insalubrità indicati da analisi di laboratorio.
E' ora che siano i consumatori a scegliere cosa bere e non le guide che sino ad ora hanno fatto e continuano a fare il bello e il cattivo tempo.

sabato 24 ottobre 2009

Barriques si, barriques no? vino barricato o senza passaggio in legno?


Dovendo fare una stima sulla mia personale esperienza direi che un 50/60% dei bevitori preferisce un vino rosso barricato, un 20% delle persone preferisce un rosso passato in tonneaux e il restante 20% preferisce bere rossi senza alcun passaggio in legno. Questo giusto per smontare la tesi di chi dice che la nuova tendenza è verso vini "nature" senza il passaggio in legno, barrique, tonneaux o trucioli che siano.
Da parte dei consumatori la preferenza o meno verso vini barricati coincide o dovrebbe coincidere con il gusto di trovare nel vino determinati sentori quali vaniglia, cioccolato, tabacco, cuoio, pepe, cannella ecc ecc dovuti alla tostatura del legno, purtroppo il cattivo e smodato uso del legno ha finito per omologare molti vini a prescindere dalle uve utilizzate e dal territorio di provenienza.
Il legno però, tecnicamente viene usato dagli enologi anche per smorzare asperità di alcuni vini che altrimenti risulterebbero troppo irruenti e spigolosi, come dichiarato da Renzo Cotarella, direttore generale di Antinori, in questa intervista "la barrique è come una minigonna: non tutte le donne se lo possono permettere" ed inoltre "se il vino è fatto bene non ci si dovrebbe nemmeno accorgere della presenza del legno", come dargli torto...
In sostanza il vino maturato in barrique, a seconda del tempo e della tostatura del legno, sarà l'unico, con tannini "eleganti", profumi complessi, persistenti e che continuerà ad evolversi anche durante l'affinamento in bottiglia. Sembra quasi, quindi, che un grande vino non possa prescindere dal legno, l'auspicio è quello di utilizzare le varie botti di legno in modo sensato, cercando di valorizzare sempre più il vino nella sua forma più naturale.

giovedì 22 ottobre 2009

Cantine Bonifacio, Venosa dove nasce l'Aglianico del Vulture doc


Vorrei parlarvi di una azienda vitivinicola della zona del Vulture, Cantine Bonifacio condotta da Franco e Michele rispettivamente padre e figlio, viticoltore ed enologo.
Un'azienda che nasce nel 2003 per volontà di Franco Bonifacio da sempre viticoltore e socio conferitore di una nota azienda vitivinicola di Venosa, poi la decisione di creare la propria azienda che debba portare il suo nome. Le Cantine Bonifacio dispongono di circa 15 ettari di vigneti tutti ventennali o trentennali, 90% di questi coltivati ad Aglianico (il resto è moscato e malvasia), ubicati in località "Piani di Camera" a Venosa, a detta di molti, pare sia la zona migliore per la produzione di Aglianico in tutto il Vulture perchè ideale per qualità del terreno e condizioni climatiche.
Al momento le Cantine Bonifacio producono e commercializzano 5 etichette, di cui 4 sono aglianico 100% e un dry muscat, sarebbe un moscato con un leggero residuo zuccherino.
Lo spirito, la volontà e la caparbietà dell'agricoltore divenuto imprenditore è racchiuso nel nome che ha voluto dare al suo primo vino: "La Sfida".
Ho fatto una scommessa con me stesso per vedere se riuscivo a produrre un vino di qualità - mi dice Franco Bonifacio,- I risultati arriveranno e ci ripagheranno abbondantemente delle fatiche e delle preoccupazioni".
E i primi risultati stanno arrivando, ora le Cantine Bonifacio producono oltre a La Sfida IGT anche altre quattro etichette, riscuotendo un buon successo sia in Italia che all'estero.
Dei suoi prodotti vi parlerò più avanti, posso solo anticiparvi che produce un aglianico che ha le caratteristiche dell'aglianico di una volta, corposo, duro e anche scontroso nella versione Certamen DOC, "La Sfida DOC", invece, interpreta oltre alla proverbiale potenza, anche l'eleganza grazie alla quale l'aglianico del vulture è stato più volte paragonato al più blasonato Barolo, definendolo per l'appunto il Barolo del sud.
Non un aglianico del vulture trasformato in un cru bordolese svuotato delle sue principali caratteristiche, ma aglianico del vulture autentici per il piacere di veri estimatori di un prodotto unico ed originale.

mercoledì 21 ottobre 2009

Nuovo reality show, il grande fratello del vino!


E' partito a settembre il nuovo reality show americano, una sorta di Grande Fratello del vino letteralmente "The Winemakers" dove 12 partecipanti, 6 uomini e altrettante donne tra cui avvocati, insegnanti, ingegneri ed enotecari devono sfidarsi in tutte le operazioni che caratterizzano la produzione vitivinicola dall’uva alla bottiglia proponendo fra vigne e cisterne la solita combinazione di pianti isterici, capricci, melodrammi ed eliminazioni. Tra le prove da sostenere, un'estenuante vendemmia di 48 ore in California, turni di degustazione in wine bar dove dimostrare le capacità acquisite di fronte a giudici esperti e persino gare di vendita del vino, alla fine il vincitore riceverà il titolo di enologo dell'anno e potrà, inoltre, creare e lanciare la propria marca di vino negli Stati Uniti partendo già con una bella promozione e notorietà!
Pare sia stata già programmata una seconda edizione in Francia... facile prevedere sbarchi anche in Italia, dove il vino è argomento importante e quanto a reality non siamo da meno a nessuno!

venerdì 16 ottobre 2009

Ecco il vino senza alcol, dealcolizzato


In Germania, Francia e Spagna dicono vada molto di moda, è il vino senza alcol, cosidetto de-alcolizzato, lo si ottiene azzerando l'etanolo.
In Italia non tutti sono favorevoli come lo è il Ministro Zaia, la Coldiretti infatti critica la decisione dell'UE di rendere possibile la vendita di un prodotto dal quale è stato eliminato parte dell'alcol, naturalmente contenuto, attraverso pratiche enologiche industriali.
Secondo l'associazione dei coltivatori diretti, infatti, viene dato il via libera al commercio di un prodotto al quale è permesso ancora di chiamarsi vino anche se sono state del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di trattamento invasivo che interviene nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino.
Il mio punto di vista è assolutamente a favore della commercializzazione di questo tipo di bevanda perchè in primis chi come me è affezionato al Vino con la V maiuscola continuerà a bere quello che preferisce, al tempo stesso il vino senza alcol potrebbe essere in questo momento di crisi il salvagente per alcuni produttori che potranno affacciarsi ai mercati musulmani dove, come sappiamo, è proibito bere alcol, pensiamo ad esempio agli Emirati Arabi, pensiamo a Dubai mercato potenzialmente ricchissimo ma sino ad ora inesplorato a causa della limitazione della religione musulmana che vieta l'assunzione di alcol.
Potrebbe inoltre essere l'unico "vino" permesso ai minorenni.
Sono curioso di assagiarlo, dicono sia buono al pari del vino "tradizionale"...certo è che difficilmente riesco ad immaginare un Aglianico del Vulture con 0,5° di alcol.

martedì 13 ottobre 2009

Tappi del vino, sughero o silicone?


Aprire una bottiglia di un buon vino e rischiare il classico “sentore di tappo” oppure utilizzare un tappo in silicone ma che non è bello da guardare? A cosa dobbiamo dare priorità, all’estetica o alla praticità?
Da sempre, nell’immaginario collettivo, è il tappo di sughero che fa da padrone nel mondo del vino e che costituisce un elemento fondamentale, per l’apprezzamento del prodotto. L’apertura di una bottiglia di vino è quasi un cerimoniale, i grandi ristoranti hanno del personale che si occupa esclusivamente della presentazione di un vino e dell’apertura della bottiglia. Il sughero, quindi, rientra nelle aspettative del cliente e risulta già un metro di giudizio nella valutazione di quel vino. Ma il sughero non è soltanto estetica: il tappo di sughero crea le condizioni per un lento invecchiamento del vino permettendo un piccolo scambio di ossigeno con l’esterno, ammorbidisce i tannini e consente lo sviluppo di aromi estremamente raffinati.
Il “sentore di tappo” è dovuto alla presenza di composti organici nel sughero (uno dei quali è il 2,4,6 tricloroanisolo o TCA) che conferiscono al vino sentori di muffa o straccio bagnato, a danno, quindi, dei sentori fruttati o della persistenza aromatica.
Per ovviare a tale inconveniente, la tendenza oggi è quella di utilizzare tappi tecnici di sughero o tappi siliconici.
I primi offrono l’omogeneità tipica dei prodotti industriali, pur mantenendo inalterate le proprietà del sughero, mi riferisco all’efficacia ed all’estraibilità. Ne esistono diversi a seconda del tipo di vino a cui verrà applicato: per i vini fruttati, ad esempio, viene utilizzato il Tappo Twin Top con un disco in sughero a entrambe le estremità e un corpo in agglomerato; oppure il Tappo Spark che, come dice la parola stessa, è adatto a Spumanti e Champagne, ed altri ancora.
I tappi in silicone stanno prendendo piede sul mercato sempre più perché assicurano elevate performance qualitative, a livello fisico, chimico ed enologico a prezzi estremamente competitivi.
A mio parere, comunque, la sostituzione del tappo di sughero con quello di silicone con l’obiettivo di eliminare il “difetto di tappo” è soltanto una scusa. La realtà è che le riserve di sughero stanno terminando e gestire le querce da sughero è un’impresa più che ardua. Infatti, la quercia da sughero ha una vita media di 170 – 200 anni e la qualità del sughero deriva proprio dall’accurata gestione del querceto. Ciò comporta, ovviamente dei costi più elevati che le aziende non sono più disposte a sopportare. E’ anche vero che oggi ci sono tanti tappi in silicone che sono migliori di molti tappi in sughero oggi sul mercato, ma non mi vengano a dire che lo fanno per il cliente, per evitare il sentore di tappo!
Ora, per i vini di pronta beva sono estremamente d’accordo sull’utilizzo del silicone in quanto rispecchia esattamente le mie aspettative. Ma, per gli amanti come me del buon nettare di Bacco, dei grandi vini, per favore, non toglietemi il piacere di aprire la bottiglia e di sentire se…sa di tappo!

domenica 11 ottobre 2009

Biodiversità in vigna


Sempre più spesso ci capita di assistere ad immagini di questo tipo, il modo più semplice per i viticoltori di tenere a bada i parassiti della vigna cosidetti pests, è anche il modo più semplice per avvelenare i consumatori, oltre che i parassiti.
Infatti un'indagine condotta dalla Pesticide Action Network Europe su 40 campioni di vino venduto nell'Unione Europea, ha rivelato la presenza di ben 24 pesticidi diversi classificati dall’UE come cancerogeni, tossici, alteratori endocrini e mutageni.
Di questo tutti tacciono, bisogna dire che ormai tanti prodotti provenienti dall'agricoltura convenzionale contengono un alto numero di sostanze tossiche, molte delle quali cancerogene, e l'uva da vino, quindi il vino, non fà eccezione, anzi.
Pochissimi produttori, invece, riescono ad evitare questi trattamenti letali grazie all'aiuto della natura, cercando di ricreare quanto più possibile l'habitat naturale per insetti e micro organismi che da soli combatteranno i parassiti.
Ricreando la cosidetta biodiversità, bio stà per vita e diversità...beh non c'è bisogno che ve lo spieghi.
In sostanza si pratica la semina di molte varietà di erbe e fiori proprio nei vigneti, attorno ai quali, invece, vengono piantati alberi, siepi, tutto ciò favorisce lo sviluppo del ciclo naturale della vita, ogni elemento di questi svolgerà una funzione utile.
E' ormai esiguo il numero di aziende che rispetta l’antica e salutare ricetta di salvaguardare la vitalità dei terreni. Molto più semplice fertilizzare, combattere insetti e parassiti con i pesticidi.
Personalmente credo che la vera agricoltura sia stata colonizzata dalle aziende chimiche che hanno trasformato le aziende agricole in agroindustrie.
Bisogna imparare a difendersi e informarsi su chi lavora con maggiore attenzione all’ambiente, la nostra salute non potrà che trarne vantaggio.
In Puglia ne è esempio Colli della Murgia.

sabato 10 ottobre 2009

Barile - Al via il 15° festival dell'Aglianico del Vulture


Il centro storico del comune di Barile (PZ) sabato 10 e domenica 11 ottobre ospiterà il quindicesimo festival dell'Aglianico del Vulture e dei prodotti tipici lucani. Una due giorni dedicata all'Aglianico del Vulture, indiscusso protagonista di questo territorio, ma anche dei prodotti tipici della Basilicata.

Nell’ambito della rassegna si terrà con inizio alle ore 18,30 di sabato 10 ottobre, presso la sede della Pro Loco di Barile, il convegno dal titolo: "Viticoltura di Qualità: situazione attuale e prospettive future". Introdurrà i lavori il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo.
Domenica 11 ottobre sarà possibile effettuare visite guidate al Parco Urbano delle Cantine ed è prevista anche un escursione tecnica presso un vigneto di Barile.
Alle ore 17 apertura degli stand con degustazione di Aglianico del Vulture e prodoti tipici della Basilicata.

venerdì 9 ottobre 2009

I tre bicchieri Gambero Rosso della Basilicata


Anche quest'anno ci sono vini lucani che possono fregiarsi dell'ambito riconoscimento del Gambero Rosso, una riconferma per la Basilicata che anche nel 2009 aveva visto 3 vini premiati con il tre bicchieri del Gambero Rosso, ovviamente sono vini 100% Aglianico del Vulture doc:

- Aglianico del Vulture Basilisco 2006 Basilisco
- Aglianico del Vulture Don Anselmo 2005 Paternoster
- Aglianico del Vulture Titolo 2007 Elena Fucci

Degno di nota il Titolo di Elena Fucci che per il terzo anno consecutivo si aggiudica il premio, una piccola realtà del Vulture ma ormai imprescindibile punto di riferimento dell'enologia lucana con un aglianico superlativo.

A breve la recensione.

giovedì 8 ottobre 2009

Sassicaia 2006 edizione speciale


Un indagine di questi giorni dice che negli ultimi anni i grandi vini hanno una resa economica maggiore dell'oro, si avete capito bene, conviene più investire sui grandi vini che comprare oro, si vocifera che anche grossi gruppi bancari si stiano mobilitando per accaparrarsi le bottiglie top.
Anche io nel mio piccolo ci ho provato, sono riuscito ad acquistare una cassa da 12 di Sassicaia 2006 edizione speciale (special edition per gli anglofoni) che a dire di Robert Parker è una annata favolosa, infatti l'ha valutato 97/100, anche se a dire il vero avrei preferito 6 bottiglie di Masseto 2006 (99/100 Robert Parker).
Quello del Sassicaia Tenuta San Guido dei Marchesi Incisa della Rocchetta è ormai un mito, se non il mito, simbolo dell'eccellenza enologica italiana nel mondo, richiestissimo vino da collezione, per cui mi sono detto ora o mai più, l'annata è favolosa, producono solo 500 casse numerate, ho la possibilità di comprarlo (non è assolutamente facile ), lo compro, lo tengo in cantina per qualche anno e poi se qualcuno si fà avanti bene, altrimenti farò un sacrificio e lo berrò io sempre se non diventa aceto... :-)

PS: nella foto non bevevo Sassicaia ma un Selvato (aglianico e primitivo) che sempre per S inizia...

lunedì 5 ottobre 2009

Colli della Murgia, un'azienda votata all'eccellenza.



Sabato mattina, libero da impegni lavorativi, sono andato a far visita al mio amico Franco Ventricelli titolare dell'azienda vitivinicola Colli della Murgia.
Partito da Matera dopo circa 15 minuti ero lì, la cantina sorge nell'agro di "Gravina in Puglia" al confine con la Basilicata, su un altopiano a 450 mt di altitudine in un lembo di terra tra il Parco Nazionale dell'Alta Murgia e uno splendido bosco di querce, dove ancora oggi vivono allo stato brado cinghiali, lepri, volpi e diverse specie di volatili. Al mio arrivo un sorridente Franco Ventricelli mi accoglie con una vigorosa stretta di mano, dopo qualche battuta gli chiedo della vendemmia, mi risponde che è ancora in corso così entriamo.
All'interno la struttura si manifesta in tutto il suo splendore, disposta su tre livelli è realizzata interamente in tufo, caratterizzata da volte a crociera che rendono l'ambiente estremamente suggestivo, è maestosa.
Colli della Murgia opera in regime di agricoltura biologica poichè nel 1986, l'anno della costituzione dell'azienda, c'era il desiderio di introdurre dei vini innovativi rispetto alla produzione vinicola di quel tempo, così attraverso impianti pilota iniziò la sperimentazione con l'obiettivo di introdurre pratiche enologiche non convenzionali, i risultati non sono tardati ad arrivare, nel 1990 nacque il primo vino, si chiamò Erbaceo, ritenuto tra i migliori vini bianchi di Puglia.

L'azienda cerca sempre di migliorarsi - mi spiega Franco - indicandomi l'enologa della cantina intenta ad utilizzare l'ossimetro (strumento utilizzato per misurare la quantità di ossigeno disciolto) - continua spiegandomi - questo strumento ci permette di sapere perfettamente quanto ossigeno ha preso il vino in maniera tale da utilizzare il minimo della solforosa possibile, a giovamento dei nostri consumatori, infatti come saprete i solfiti sono dannosi per la salute, nella migliore delle ipotesi provoca giramenti di testa, emicranie...vi è mai capitato che al primo bicchiere di vino vi sentiate già ubriachi? Beh di certo non stavate bevendo i vini di Franco!

Più avanti camminando sul ponteggio sopra le cisterne vediamo una fase del rimontaggio, il vino presente nel fondo della cisterna viene pompato alla sommità di questa per bagnare l'uva risalita grazie all'anidride carbonica formatasi durante la fermentazione alcolica, tutto ciò serve ad estrarre dalle bucce il colore, tannini ed aromi, il tutto avviene a temperatura controllata, siamo sotto i 20°.
Più avanti mi mostra quello che sembra un pannello di controllo, è il micro ossigenatore, Franco mi spiega che serve sopratutto per i vini che non passeranno in legno, poichè nei recipienti impermeabili, risulta sempre difficile stabilire la giusta quantità di ossigeno necessaria oltre la quale si incorre nell'ossidazione.
Purtroppo devo terminare qui la mia visita in cantina, si è fatto tardi e devo tornare alla mia enoteca, saluto Franco che , come di consueto, stringe la mia mano con vigoria, quella che lo contraddistingue.

domenica 4 ottobre 2009

Matera, Luca Martini eletto miglior sommelier d'Italia.


Matera, la città dei Sassi (la mia città) Patrimonio Mondiale Unesco ha ospitato l'ultima parte del congresso AIS, prima con una passeggiata nei Sassi, poi nel pomeriggio a partire dalle 16.00 all'interno dell'auditorium del conservatorio in piazza del Sedile si è svolta la prova finale per i 3 finalisti.
Dopo una emozionante ed avvincente serie di prove, Luca Martini, dell'Osteria Giovanna ad Arezzo ha battuto Davide Staffa (Caffè della Rotonda Cervia a Milano Marittima) e Andrea Balleri (Grotta Giusti Monsummano Terme).

Sicuro di sè sin dall'inizio Martini mi ha subito dato l'impressione che potesse essere il vincitore essendosi esibito per ultimo tra i 3 finalisti.
Da sottolineare la richiesta del
la giuria di abbinare alle portate dei commensali 5 vini austriaci, che in un primo momento ha messo un pò in difficoltà i 3 finalisti.
Io come promesso ho segu
ito la prova molto bella e a tratti emozionante, e vi riporto qualche scatto fotografico e un video della prova di Davide Staffa, il primo ad esibirsi.


video

giovedì 1 ottobre 2009

Il mio vino? è di qualità!


Qualche giorno fà navigando qua e là (fa pure rima) ho trovato sul nostro caro GUGOL questo annuncio a pagamento di una azienda vinicola pugliese.
Sorvolando sulla assoluta inutilità della campagna (al click non corrispondeva una pagina di atterraggio dedicata ma portava all'interno del sito aziendale dove per ritrovare l'area dedicata all'offerta ci ho messo 5 minuti) mi chiedo: è questo il modo per attirare potenziali clienti e aumentare le vendite?
Cosa significa "di qualità"?
Ogni prodotto o servizio ha una sua qualità intrinseca e soggettiva, a maggior ragione per il vino il discorso è più che pertinente. Ognuno di noi ha delle preferenze e ritiene di ottima o pessima qualità dei vini, e quelli che io ritengo di ottima qualità, per qualcun'altro possono essere scadenti, occorrerebbe, quindi identificare dei parametri oggettivi.
Tornando alla strategia adottata da questa azienda vinicola, mi sembra un clamoroso autogol proporre i propri prodotti facendo leva solo sul prezzo a dei potenziali clienti che non conoscono nè l'azienda nè i prodotti.
Solitamente nell'immaginario collettivo ad un prezzo basso non può corrispondere un grande vino.
Di qui la mia riflessione: perchè non ispirarsi alla Toscana dove la valorizzazione delle proprie produzioni ha portato questo territorio ad essere ormai un brand nel settore enologico?
Le produzioni vitivinicole del sud italia hanno tutte le potenzialità per fare da antagonisti ai vini toscani (cisterne e cisterne partono alla volta della Toscana dove sapienti enologi andranno ad implementare le produzioni locali), indi per cui le leve da azionare non devono essere solo quelle del prezzo, ma quelle della qualità, della genuinità e della salubrità del vino.
Per aumentare le vendite o i profitti, non basta dire "Primitivo di qualità" in maniera autoreferenziale.
Date un'occhiata ai produttori di Masseto, Sassicaia, Ornellaia, Solaia, Tignanello, Messorio ecc ecc. è lì che bisogna ispirarsi, inizialmente lo stesso marchese Mario Incisa della Rocchetta (Sassicaia) fu scoraggiato dai giudizi negativi dei contadini locali sul suo vino. Ma la sua determinazione lo portò dopo qualche anno a proporlo come un vino dalle caratteristiche “nuove” per l’Italia abituata al Sangiovese e al Nebbiolo.
Tutti sappiamo che sviluppi ha avuto la vicenda, dubito però che inizialmente fosse proposto come "cabernet di qualità" a prezzo promozionale...

Per fortuna anche in Puglia qualcosa si muove...nei prossimi post
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