mercoledì 21 marzo 2012

Kurni 2006 Oasi degli Angeli: la potenza nel bicchiere

Nelle Marche si produce un vino da alcuni definito "la marmellata più buona d'Italia", a seconda di chi la pronuncia, la definizione è da considerarsi positiva o negativa, tutto sommato nel mondo del vino tutto o quasi è soggettivo, ed è anche questo il bello.
Quello che vi racconterò è ovviamente il mio punto di vista sul Kurni 2006 prodotto da Marco Casolanetti proprietario di Oasi degli Angeli, che ovviamente così come quello di altri, non fà eccezione quanto a soggettività.

Prodotto da uve 100% Montepulciano coltivate nel pieno rispetto dell'ambiente, zero diserbanti ed altri prodotti chimici. Probabilmente la principale caratteristica che rende unico il Kurni è la densità d'impianto, davvero fuori dalla norma, ben 15.000 piante per ettaro. La straordinaria densità d'impianto testimonia che il progetto di un vino come è il Kurni nasce già con l'impianto del vigneto, l'idea di Marco Casolanetti era infatti, quella di proporre un vino dalla straordinaria potenza che sfoggiasse i muscoli di un culturista, e devo dire che c'è riuscito, eccome.
Ogni pianta "alleva" due soli grappoli d'uva, circa 400 gr. per pianta, piante che riescono quindi a donare il massimo in termini di profumi e sapori a quei soli due grappoli che portano "in grembo" sino alla completa maturazione.

La combinazione tra la densità d'impianto, le pratiche agronomiche, l'attenta vinificazione e l'affinamento di 2 anni in barrique rigorosamente nuove, danno vita ad un vino straordinariamente potente, che concentra strepitosi sapori di frutti rossi, spezie nobili, tannini morbidi dal finale sorprendentemente lungo, una sinfonia di aromi e sapori interminabile.

Simbolo di concentrazione di sapidità e profumi nel bicchiere, potenza allo stato puro, ma non per questo un vino pachidermico, anzi, la grande acidità stimola il sorso e ne garantisce una lunga vita.
Il 2006 particolarmente riuscito, entra potente eppur setoso, morbido e dolce, in bocca riesci ad assaporarne i frutti, ciliegia, amarena, ribes e poi vaniglia, cuoio e cioccolato, e ti resta in bocca per almeno 20 minuti, strabordante.

Prodotte all'incirca soltanto 6.000 bottiglie l'anno, il prezzo non è tra i più popolari, ma vale la pena almeno una volta...

giovedì 15 marzo 2012

Soldera Case Basse Riserva 2005, il Re dei Brunello


La Toscana è insieme al Piemonte la regione italiana che porta alta la bandiera dell'enologia della nostra Italia nel mondo, insieme ad alcuni cosidetti Super Tuscan (vedi Sassicaia, Masseto e Messorio), la tipologia più rappresentativa della Toscana è sicuramente quella dei Brunello di Montalcino, una denominazione con un'offerta davvero vasta e sempre più apprezzata dagli enofili di tutto il mondo.
Quello di cui mi "permetto" di parlare in questo post è, però, non un Brunello di Montalcino tra tanti, ma il Re dei Brunello, Case Basse Soldera Riserva, un nome che non ha certo bisogno di altre presentazioni. Chi conosce anche solo un pò il mondo del vino, sà che il Brunello di Gianfranco Soldera è non solo il miglior Brunello di Montalcino, ma uno dei migliori vini d'Italia senza se e senza ma.

Gianfranco Soldera è un milanese trasferitosi in Toscana nel lontano 1972, un passato da manager, poi la passione per la campagna, l'amore per il vino, il suo vino che anno dopo anno si è sempre più affermato sino a diventare il numero uno indiscusso.

Ho assaggiato il millesimo 2005, un annata a Montalcino (e non solo) un pò difficile, quasi impensabile tirar fuori da quelle uve un gran vino, questo quello che pensano tutti prima di assaggiare il Brunello Riserva 2005 Soldera Case Basse, stupefacente.
Al naso si rivela di una complessità sconvolgente, lo annusi e ti dà l'impressione di qualcosa di dolce, poi emergono frutti rossi, petali di rosa, vaniglia, mandorla, sentori speziati, balsamicità dirompente, spicca l'eucalipto.

In bocca ha un eleganza senza pari, scorrevolissimo in bocca, poi il finale è stratosferico, in bocca ritornano le ciliegie mature e le nobili spezie che avevo sentito al naso, un finale di rara mineralità e profondità, e poi lo senti in bocca per tanto tanto tempo ancora. Memorabile.

Per la vinificazione, Gianfranco Soldera utilizza solo lieviti autoctoni, nessun controllo delle temperature, aggiunta di solfiti quasi inesistente. Il vino matura per ben 66 mesi in grandi botti di Rovere di Slavonia prima dell'imbottigliamento.
Related Posts with Thumbnails